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Martedì, 09 Ottobre 2018 06:56

Il bilancio sociale e la situazione del personale INPS Featured

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La presentazione alle parti sociali del bilancio sociale 2017 dell’INPS lo scorso venerdi 5 ottobre, lasciando da parte l’analisi dei dati relativi alla condizione socio-economica della regione, è stata l’occasione per stracciare il velo sulla drammatica  situazione del personale dell’Istituto.

I numeri descritti sono impietosi: il personale in servizio INPS in servizio nella regione Piemonte è passato dai 2300 circa del 2010 (il dato è complessivo e riferito ai dipendenti INPS e dell’INPDAP all’epoca ancora enti separati)  ai poco più di 1500 del 2017 , ossia oltre il 30% in meno, ed è proprio di questi giorni la comunicazione della consistenza di ottobre del personale con un dato aggiornato che si attesta sulle 1484 unità.

Gli interventi di razionalizzazione delle attività istituzionali ormai non bastano più.

Il personale non riesce a star dietro agli obiettivi di produzione e, caso mai visto prima, accade che dei responsabili di linee/servizi non riescano ad assicurare quanto richiestogli e preferiscano rinunciare all’incarico.

Il caso della vigilanza e del recupero dell’evasione contributiva poi risulta da manuale: complice una riforma della vigilanza che definire pessima è un complimento, gli ispettori in servizio oggi (che per legge sono confluiti in un ruolo ad esaurimento e non possono essere sostituiti da nuovi assunti!) sono la metà di quelli in servizio fino a pochi anni fa, ed infatti il recupero dell’evasione è in picchiata con un danno immenso per la collettività.

La spettacolarizzata trasformazione dell’Istituto in una web company con la possibilità di fruire dei servizi tramite internet, tanto sbandierata dai vertici negli anni scorsi, è servita a mascherare un arretramento sul territorio ed una desertificazione degli sportelli, ma oggi nemmeno questa è più sufficiente e le assunzioni previste ed in corso saranno a mala pena sufficienti a coprire i pensionamenti da qui a quando i nuovi colleghi prenderanno servizio, o forse nemmeno quelli se l’annunciata riforma delle pensioni con la quota 100 partirà sul serio.

Anche la collaborazione con i patronati è a rischio. La carta di spostare gli adempimenti dagli uffici dell’INPS a quelli dei patronati infatti si è scontrata con il taglio dei contributi pubblici, tagli di entità tale da mettere  addirittura a rischio i posti di lavoro degli stessi dipendenti ivi impiegati.

Né va meglio per quanto riguarda l’organizzazione delle attività. Un solo esempio è illuminante: per poter rispondere all’obiettivo imposto dalla legge di risparmio sulle spese di funzionamento è già successo che in una sede provinciale un ascensore (su due esistenti) sia rimasto guasto per nove mesi in quanto nel capitolo di spesa non c’erano i fondi per ripararlo.

Ma, tornando al personale, la cosa più grave di tutte è la perdita del patrimonio di conoscenza e professionalità che si è verificata e continua a verificarsi anche in presenza di nuove assunzioni, perché non è possibile ricrearla da un giorno all’altro e che prelude ad un disastro amministrativo davvero dietro l’angolo se si guarda alle statistiche sull’età media del personale (oltre 50 anni nella P.A. in generale, ma l’INPS è ben oltre tale soglia).

In questo marasma la politica anziché aiutare l’Istituto lo ha gravato di una serie di adempimenti che poco hanno a che fare con la previdenza e che distraggono risorse dall’attività istituzionale.

Insomma, è assolutamente necessario un piano straordinario di assunzioni in tempi brevissimi, che metta  l’Istituto (e le prestazioni della popolazione) in sicurezza, scongiurando quel rischio di implosione del sistema con la paralisi delle attività  che altrimenti arriverà in un arco temporale probabilmente non più lungo di un lustro.

Read 383 times Last modified on Martedì, 09 Ottobre 2018 07:05
sal

Funzionario pubblico per scelta, sindacalista per DNA, web master per diletto