Il confronto tra le federazioni sindacali confederali (Fp Cgil, Cisl Fp, Fisascat Cisl, Uil Fpl e Uiltucs) e l’associazione datoriale ANASTE si è concluso con un nulla di fatto. Il 1° luglio, presso il Ministero del Lavoro, si è chiusa senza accordo la procedura di raffreddamento e conciliazione avviata per il rinnovo del contratto nazionale.
Le offerte presentate dalla controparte il 10 giugno – già ritenute inaccettabili – non sono state migliorate:
- 55 euro lordi sul tabellare per un lavoratore full time di livello 4
- 5 euro di assistenza sanitaria integrativa
- 200 euro una tantum in welfare
- Solo lievi progressi sulla tutela della malattia
In più, ANASTE ha rifiutato il dialogo separato tra le confederazioni e le organizzazioni sindacali autonome, ritenute poco rappresentative del comparto.
Per i sindacati, queste proposte sono decisamente al ribasso e molto distanti dagli accordi recenti nel settore sociosanitario – come quelli siglati da Uneba, Cooperative Sociali, Anffas, Agidae e Valdesi – che hanno riconosciuto aumenti salariali tra il 10,4% e il 12,6% e rilevanti miglioramenti normativi.
In una nota stampa congiunta, le sigle confederali accusano ANASTE di mancanza di volontà negoziale e di ignorare la piattaforma sindacale condivisa, puntando solo a un rinnovo poco dignitoso. Secondo i rappresentanti, gli aumenti proposti non recuperano il potere d’acquisto perso con l’inflazione e mortificano il lavoro di oltre 10.800 operatori del settore.
“Non è accettabile – dichiarano – ignorare la dignità e i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori”.
