La ricerca è un pilastro del nostro sistema sanitario. Per la CISL FP resta una priorità strategica.
La bocciatura degli emendamenti per garantire stabilizzazioni a regime e senza vincoli temporali del personale della ricerca negli IRCCS e negli IZS pubblici ci lascia in disaccordo e sconcertati. Parliamo di professioniste e professionisti che vivono ancora in condizioni di precarietà, nonostante il ruolo essenziale che svolgono.
Chi lavora nella ricerca non è una figura “temporanea”. È parte integrante degli Istituti, contribuisce ogni giorno all’innovazione, alla qualità delle cure e alla crescita delle competenze sanitarie del Paese. Senza stabilizzazioni, il rischio è lasciare vuote le postazioni e indebolire il sistema.
La ricerca merita rispetto. E merita risposte concrete.
La bocciatura degli emendamenti volti a garantire la stabilizzazione a regime del personale precario negli IRCCS e negli IZS pubblici rappresenta un duro colpo per la ricerca biomedica italiana. Le nostre proposte miravano a superare i vincoli temporali della cosiddetta “Piramide della Ricerca”, offrendo finalmente una prospettiva di contratto a tempo indeterminato a migliaia di ricercatori e tecnici.
Senza queste modifiche, il sistema resta ancorato a rapporti di lavoro flessibili che danno continuità operativa ma non offrono la sicurezza previdenziale e professionale necessaria per trattenere i talenti. Il rischio concreto è un’accelerazione della “fuga di cervelli” verso l’estero o il settore privato, dove le competenze maturate negli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico e negli Istituti Zooprofilattici Sperimentali sono fortemente attratte.
Le criticità del mancato emendamento sono:
- Perpetuazione del precariato. Si mantiene un sistema di proroghe che non risolve il problema strutturale.
- Perdita di competitività, l’incertezza contrattuale frena gli investimenti a lungo termine sulla ricerca pubblica.
- Disparità di trattamento. Rispetto ad altri enti di ricerca (come il CNR), il personale sanitario di ricerca rimane in una “zona grigia” normativa.
Il mancato riconoscimento di un percorso di stabilizzazione senza vincoli temporali nega, di fatto, il valore strategico di chi tutela quotidianamente la salute pubblica e l’innovazione scientifica del Paese.
Il nostro impegno non si ferma. Continueremo a chiedere percorsi strutturati e duraturi, che garantiscano certezze nel tempo, pieno riconoscimento professionale e valorizzazione del ruolo dei ricercatori.
