Nella giornata di oggi, venerdì 31 ottobre 2025, il comparto socio-sanitario e socio-assistenziale legato al contratto Anaste ha vissuto una giornata di forte mobilitazione. Le lavoratrici e i lavoratori hanno deciso di incrociare le braccia per opporsi a un rinnovo contrattuale giudicato peggiorativo, sottoscritto da Anaste insieme a sigle non considerate rappresentative. La protesta, proclamata da Fp Cgil, Cisl Fp, Fisascat Cisl, Uil Fpl e Uiltucs, è nata dal rifiuto dell’associazione datoriale di riconoscere salari e tutele in linea con gli altri contratti del settore, alimentando un malcontento che da tempo covava tra gli operatori. Alla mobilitazione erano presenti le segreterie Cisl FP Piemonte e Fisascat Cisl Piemonte guidate dai segretari generali Sergio Melis e Cristiano Montagnini. Presente anche la segretaria Cisl FP Nazionale, Sonia Uccellatori
In Piemonte la mobilitazione ha coinvolto circa milleduecento lavoratrici e lavoratori, dipendenti di realtà come il Gruppo Colisee, Emmaus srl, Silver Age e Abros Gestioni, aziende che gestivano numerose strutture per anziani. Tra queste figuravano la Residenza Gianni Rodari di Novara e la RSA Italo Calvino di Orbassano, entrambe del Gruppo Colisee e dotate di centoventi posti letto ciascuna, la Residenza I Roveri di Caresanablot gestita da Emmaus con sessanta posti, la Residenza La Baraggia di Candelo affidata a Santa Cecilia impresa sociale, anch’essa con sessanta posti, Villa Maria a Torino di Abros Gestioni con novanta posti e infine la RSA Valgioie, sempre a Torino, gestita da Silver Age, davanti alla quale si è svolto il presidio principale dello sciopero.
Le organizzazioni sindacali hanno denunciato con forza le disuguaglianze tra operatori dello stesso settore, costretti a subire trattamenti diversi solo in base al contratto applicato. Le differenze economiche sono state definite pesanti: gli operatori socio-sanitari percepiscono fino a milleduecento o milletrecento euro annui in meno rispetto ai colleghi che lavoravano con i contratti delle cooperative sociali o Uneba, gli educatori arrivano a perdere anche millecinquecento euro e gli addetti alle pulizie subiscono penalizzazioni ancora più marcate, tra i millecinquecento e i duemila euro. A tutto questo si aggiungeva un periodo di comporto per malattia meno favorevole rispetto a quello previsto dai contratti più diffusi in Piemonte, un ulteriore segnale di disparità che ha alimentato la rabbia dei lavoratori.
I sindacati hanno quindi rivolto un appello diretto alla Regione Piemonte, chiedendo di rispettare gli impegni presi ed escludere le aziende che applicavano il contratto Anaste dalla possibilità di ricevere ulteriori contributi pubblici. Una richiesta che appare tanto più urgente se si considerava che tutte le strutture coinvolte risultavano accreditate con la Regione e dunque beneficiarie di risorse pubbliche.
La mobilitazione non si è limitata al Piemonte ma ha attraversato l’intero Paese, con presidi e manifestazioni organizzati in diverse città. A Torino, il presidio davanti alla RSA Valgioie in via Valgioie 39, iniziato alle dieci e trenta del mattino, è diventato il simbolo della protesta regionale, un luogo in cui lavoratrici, lavoratori e sindacati hanno fatto sentire la propria voce.
Con la giornata di lotta le organizzazioni sindacali hanno ribadito con forza la necessità di un contratto dignitoso, capace di riconoscere professionalità, diritti e qualità del servizio. Una battaglia che non riguarda soltanto chi operava nelle strutture, ma anche le persone fragili che ogni giorno ricevevano assistenza, perché la dignità del lavoro e la qualità della cura camminavano di pari passo.
La segretaria Cisl FP Nazionale, Sonia Uccellatori, ha fatto il punto della situazione: “Grazie a tutti per essere qui oggi. La scelta Nazionale era quella di esserci in tutti i presidi, vi abbiamo chiesto un grande sacrificio e di perdere una giornata di lavoro per uno sciopero però inevitabile. E’ intollerabile che il sistema paese oggi giustifichi che un lavoratore che esercita una professione di cura non abbia la dignità di chi non si occupa delle persone più fragili. Il diritto alla salute è uno dei principi fondanti della costituzione, non ci si può permettere che questo venga rinnegato quotidianamente. Andiamo avanti uniti per garantire la tutela, la cura e la dignità di tutte le persone che si occupano degli altri.”
Il segretario generale Cisl FP Piemonte, Sergio Melis, ha commentato: “Un contratto che non garantisce tutele adeguate, che non valorizza le competenze e che non riconosce il giusto salario né la dignità professionale di chi opera nella cura rappresenta un grave passo indietro. Continuare a sottoscrivere accordi di questo tipo significa ignorare la realtà quotidiana di chi lavora in una RSA: l’impegno costante accanto alle persone fragili, i turni complessi, le responsabilità e la fatica che caratterizzano un lavoro tanto essenziale quanto usurante”
Anche la coordinatrice terzo settore Cisl FP Piemonte, Isabella Turra, analizza: “Ogni giorno, nelle RSA e nei servizi di assistenza, migliaia di lavoratrici e lavoratori come voi, si prendono cura delle persone più fragili con competenza, dedizione e cuore. Siete tutti voi che tenete in piedi un sistema spesso dimenticato, garantite dignità, sicurezza e umanità anche nei momenti più difficili. Noi saremo sempre dalla parte di chi si prende cura degli altri — perché difendere voi e difendere questi lavoratori significa difendere la qualità e l’umanità dei servizi per tutti.“
