Non possiamo più attendere: le lavoratrici, i lavoratori e i professionisti della Sanità Privata e delle RSA aspettano il rinnovo rispettivamente da 8 e 14 anni. Non faremo un passo indietro. Da oggi intensifichiamo la mobilitazione in tutta #Italia con: Richieste di verifiche ispettive capillari in tutti i luoghi di lavoro. Assemblee e presidi per denunciare lo stallo. Rilancio dello sciopero nazionale di Roma del prossimo 17 aprile.
Le notizie che arrivano oggi4 marzo 2026 confermano che l’incontro al Ministero per il rinnovo del CCNL Sanità Privata si è concluso con un’ennesima fumata nera.
“L’incontro odierno presso il Ministero della Salute si è concluso con esito negativo. Nonostante la convocazione positiva e l’impegno di mediazione da parte del Ministero della Salute e della Conferenza Delle Regioni, non abbiamo registrato alcuna reale volontà delle parti datoriali di aprire concretamente la stagione dei rinnovi. È una situazione inaccettabile: non siamo più disposti a tollerare ulteriori attese e rinvii sulla pelle di chi garantisce la salute pubblica. Pertanto, confermiamo e rilanciamo lo sciopero nazionale del settore per il prossimo 17 aprile”.
Lo annunciano in una nota unitaria i Segretari Generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi.
I nodi del contendere
La distanza tra le parti rimane significativa su diversi fronti critici:
- Risorse economiche: Il punto principale resta l’adeguamento salariale. I sindacati chiedono un allineamento dignitoso ai parametri della sanità pubblica per contrastare l’inflazione e la fuga di personale.
- Parte normativa: Ci sono ancora discrepanze su orari di lavoro, carriere e diritti sociali che non trovano una sintesi condivisa.
- Finanziamento pubblico: Le associazioni datoriali continuano a legare il rinnovo alla garanzia di una copertura finanziaria da parte delle Regioni e dello Stato, sostenendo di non poter sostenere i costi senza un aumento delle tariffe delle prestazioni convenzionate
Cosa succede ora?
La “fumata nera” non è solo uno stop burocratico, ma un segnale che riaccende la mobilitazione.
“Parliamo di contratti che interessano 300 mila lavoratrici e lavoratori che assicurano ogni giorno la resilienza del Sistema Sanitario Nazionale e garantiscono i livelli essenziali di assistenza al pari dei colleghi del pubblico. Eppure, Aris e Aiop continuano a sottrarsi alle proprie responsabilità”.
La situazione è paradossale se si pensa che migliaia di professionisti garantiscono servizi essenziali con contratti fermi da anni 8 e 14 anni, creando una vera e propria discriminazione tra chi lavora nel pubblico e chi nel privato accreditato.
Nel merito della vertenza, i sindacati ribadiscono la necessità di regole ferree: “abbiamo chiesto al Ministero della Salute e alla Conferenza delle Regioni un nuovo sistema di accreditamento che sia indissolubilmente vincolato all’applicazione dei contratti nazionali sottoscritti dalle organizzazioni maggiormente rappresentative. La vigenza del CCNL non può accumulare questa enorme distanza dal settore pubblico: chi effettua un servizio pubblico deve avere pari dignità salariale e normativa. Non accettiamo alcuna disparità di trattamento”.
La mancata firma mette a rischio la tenuta del sistema, poiché la carenza di personale infermieristico e medico nelle strutture private sta diventando cronica proprio a causa di condizioni contrattuali poco attrattive.
“La mobilitazione prosegue ora senza sosta in tutti i territori – concludono Bozzanca, Chierchia e Longobardi –. Intensificheremo le richieste di ispezioni nelle strutture e il 17 aprile porteremo la voce della sanità privata in piazza a Roma: la tutela della salute dei cittadini passa necessariamente attraverso il rispetto del lavoro e il rinnovo dei diritti di chi se ne prende cura”.
